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Dolori dell’apparato locomotore: qual è il ruolo dell’alimentazione?

I problemi osteo-articolari e muscolari, caratterizzati da dolore, più o meno intenso, accompagnato a rigidità e difficoltà di movimento, costituiscono la causa più frequente di ricorso al medico di famiglia.

Circa il 30-40% dei disturbi, lamentati dai pazienti al proprio medico, riguarda infatti dolori acuti, più di frequente coinvolgenti schiena, collo, spalle, che possono essere la conseguenza di un trauma o di un affaticamento muscolare (spesso in relazione ad attività sportiva, lavorativa o a posture scorrette).

schiena

Le problematiche muscolo-tendinee

Contusioni, strappi, contratture, tendiniti, distorsioni, cervicale, torcicollo, “colpo della strega”, “gomito del tennista”, “ginocchio della lavandaia”, ecc.. sono tutte problematiche  caratterizzate da dolore acuto intenso, sofferenza muscolare, infiammazione, forte difficoltà al movimento, rigidità. Sono però normalmente a decorso medio-breve: superata la fase acuta possono andare incontro a cronicizzazione (se non vengono risolte le cause a monte ed eliminati i fattori predisponenti.

Le problematiche osteo-articolari

Artrite, periartrite, atrosi e lussazioni sono caratterizzate da dolore persistente invalidante, rigidità, limitazione funzionale, edema, tumefazione. Sono normalmente a decorso medio-lungo: nella maggior parte dei casi si tratta infatti di patologie a decorso cronico evolutivo che possono portare ad alterazione funzionale. Tra le patologie dolorose a carico dell’apparato muscolo-scheletrico, caratterizzate da dolore persistente invalidante, ricordiamo anche la lombo- sciatalgia e la sindrome del tunnel carpale, problematiche molto dolorose causate dall’infiammazione dei nervi (rispettivamente nervo sciatico e nervo mediano).

Quali cibi possono innescare o peggiorare i dolori osteo-articolari e muscolari?

Sono sempre più gli studi scientifici e i dati clinici che evidenziano la relazione tra l’alimentazione e le problematiche osteo-articolari e/o muscolari, soprattutto quando queste sono ricorrenti o a carattere cronico evolutivo. Alcuni alimenti infatti agiscono nel nostro organismo con un meccanismo “pro-infiammatorio” contribuendo non solo ad innescare ma anche a peggiorare la sintomatologia dolorosa-infiammatoria che caratterizza tali problematiche.

Principalmente incriminati sono gli alimenti di origine animale, ad esclusione del pesce in particolare del pesce azzurro di piccola taglia tipo sarde, sardine, sgombro, alici, triglie etc. il quale al contrario, per la ricchezza di acidi grassi polinsaturi della serie omega-3, esplica attività antinfiammatorie.  Invece le carni (in particolare le carni rosse), le uova di galline nutrite con mangimi industriali, il latte e latticini sono alimenti ricchi di acido arachidonico, precursore di numerosi mediatori di infiammazione, prodotti, nella cosiddetta “cascata infiammatoria” dall’attività degli enzimi ciclo-ossigenasi e lipo-ossigenasi.

 

In aggiunta agli alimenti di origine animale il glutine, l’eccesso di zuccheri e di prodotti industriali preparati con oli vegetali ricchi di omega 6 tipo l’olio di girasole, di mais di palma etc contribuiscono ad alimentare la condizione infiammatoria in essere.

Alla luce di ciò, grazie all’alimentazione è possibile ridurre l’intensità ed il numero dei disturbi fisici ad essa correlati, allungare i periodi di benessere e diminuire le fasi di riacutizzazione. In particolare, in un approccio naturale volto al miglioramento delle problematiche osteo-articolari e/o muscolari, si consiglia di prestare attenzione al consumo di latte e dei suoi derivati e di prediligere ortaggi e frutta ma anche estratti di verdura e frutta per il prezioso apporto di minerali, enzimi e vitamine, il tutto senza trascurare l’apporto giornaliero di liquidi. Un adulto di 70 kg dovrebbe assumere minimo 2l di liquidi. Bere acqua o infusi di erbe è utile per eliminare le tossine che alimentano il «fuoco» infiammatorio.

 

 

Nella prossima uscita di questa rubrica parleremo invece degli alimenti riequilibranti per ritrovare il benessere dell’apparato locomotore.

 

Avvertenza: nessuna delle informazioni riportate può essere interpretata come consiglio medico né vuole sostituirsi ad alcun tipo di terapia medica, farmacologica o psicologica. Il lettore si assume la responsabilità dell’uso delle informazioni fornite

Quanto raffinato mangi?

RUBRICA “Il Tempio del BenESSERE” Febbraio – 3ªuscita

Ad oggi è sempre più è nota l’importanza dell’alimentazione e la sua grande influenza sulla stato di salute. Molto spesso però, alcune scelte passano in secondo piano e non vengono messe in associazione come dovrebbero con sintomi e disagi che coinvolgono l’apparato digestivo, intestinale e non solo.

Qui sotto trovate un test di autovalutazione che restituisce un profilo di quanto siamo attenti alla nostra alimentazione e nello specifico all’assunzione di fibre.

Il test di autovalutazione

ASSUMO PIETANZE A BASE DI CEREALI INTEGRALI E DERIVATI (pasta/riso/orzo/farro,ecc.):

a) una porzione al giorno o a pranzo o a cena (2)

b) una porzione al giorno sia a pranzo che a cena (3)

c) una porzione 2-3 volte a settimana (1)

d) mai o quasi mai (0)

ASSUMO LEGUMI (piselli, lenticchie, ceci, ecc.):

a) 2-3 volte a settimana (3)

b) 1 volta al giorno (2)

c) 1-2 volte al mese (1)

d) Mai o quasi mai (0)

ASSUMO VERDURA:

a) 2 o più volte al giorno (pranzo, cena, ecc.) (3)

b) 1 volta al giorno (a pranzo o a cena) (1)

c) Mai o quasi mai (0)

ASSUMO VERDURA:

a) 2 o più volte al giorno (pranzo, cena, ecc.) (3)

b) 1 volta al giorno (a pranzo o a cena) (1)

c) Mai o quasi mai (0)

 

I risultati

Calcola il tuo punteggio totale sommando i punti riportati a fianco ad ognuna delle tue risposte. 

PROFILO 1 (da 0 a 7 punti)

Nel tuo stile di vita alimentare c’è probabilmente qualcosa che non va, per raggiungere un buono stato di benessere intestinale occorre considerare che l’alimentazione è salute, ciò che mangiamo e beviamo ogni giorno, infatti, può aiutarci a prevenire numerose patologie così come può contribuire ad aggravare il sintomo.  Esistono specifici alimenti tipo creali integrali, frutta, verdura, legumi che possono aiutarci a sentirci meglio, nonostante si viva in un mondo pieno di tentazioni culinarie.

PROFILO 2 (da 9 a 12 punti)

In base alle informazioni raccolte con questo breve test, sembra che tu segua un’alimentazione abbastanza corretta. Un adeguato apporto giornaliero di alimenti di origine vegetale sono assolutamente indispensabili per garantire un buono stato di salute intestinale.

verdura

Per definire un consumo appropriato di fibra, bisogna considerare che la sua aggiunta a una dieta comunque squilibrata, non avrà alcun effetto positivo. Quindi, il modo migliore per aumentare il contenuto in fibra è aumentare la proporzione di verdure, cereali integrali, frutta e di ridurre gradualmente la proporzione di zuccheri raffinati, grassi idrogenati e alimenti raffinati. L’abitudine di iniziare i pasti con un piatto di verdure crude, va promossa.

Emorroidi, gli alimenti riequilibranti

RUBRICA “Il Tempio del BenESSERE” Febbraio – 2ªuscita

Nell’uscita precedente abbiamo parlato dei diversi gradi di emorroidi e dei fattori che possono peggiorare questa problematica. Oggi vediamo come l’alimentazione può venirci in aiuto con un’azione antinfiammatoria sui vasi sanguigni.

Frutti rossi per limitare infiammazione e dolore

Lamponi, more, mirtilli (anche disidratati),ribes, ciliegie, fragole, cavolo rosso, uva, oltre ad essere preziosissime fonti di antociani (antiossidanti noti per l’azione antinfiammatoria), sono anche alimenti fonte di Rutina, come pure gli agrumi, le albicocche e il grano saraceno.

La rutina in sinergia con Antociani e Vitamina C migliora la circolazione sanguigna e protegge la salute dei vasi sanguigni, fortificando le pareti in caso di fragilità. I lamponi, in particolare, unitamente agli altri frutti di bosco, rinforzano l’elasticità degli stessi e, quindi, facilitano il cosiddetto «ritorno venoso», cioè il viaggio del sangue verso il cuore. Ecco che intervenire sulla tonicità dei vasi aiuta a sfiammare e quindi facilita il riassorbimento dei vasi congestionati.

Un’ulteriore sostanza nota per il suo elevato potere antiossidante e antinfiammatorio è la quercetina. Vari e numerosi sono gli studi che ne dimostrano la potenziale utilità nel trattamento e nella prevenzione di varie condizioni morbose e non.

lamponi

Fibre solubili e insolubili contro la stipsi

Considerato che la stipsi è strettamente collegata alle emorroidi, è opportuno consumare alimenti ricchi di fibre reperibili nella frutta, nella verdura e nei cereali integrali. Un ulteriore vantaggio derivante dal consumo di fibre è il minor tempo di contatto tra massa fecale e la mucosa intestinale, ne risulta una riduzione della permanenza delle scorie nell’intestino e una minor irritazione della mucosa.

  • le fibre solubili contenute nelle mele, nelle arance, nelle radici di cicoria, nelle carote (negli ortaggi in generale), assorbono e trattengono acqua favorendo l’idratazione della massa fecale e la peristalsi intestinale;

  • Le fibre insolubili contenute prevalentemente nella crusca dei cereali integrali e nei legumi agiscono producendo un effetto meccanico di trascinamento. Ulteriori alimenti che conferiscono proprietà regolarizzante intestinale, rendendo più facile l’evacuazione grazie alla ricchezza in mucillagini sono, semi di lino, semi di psyllium, avena e orzo.

Fagioli
Quali sono le funzioni della fibra alimentare?

La fibra è talvolta paragonata a una scopa naturale, perché aiuta a trasportare ed eliminare dall’organismo i residui della digestione. Inoltre assorbe acqua, dando cosi volume al materiale alimentare ma certo l’elemento di gran lunga più importante è quello di “mangime” per il nostro MICROBIOTA cioè il complesso dei batteri che popolano il colon. Inoltre formando e appesantendo il materiale fecale che procede lungo il tratto intestinale, vengono stimolati i muscoli che accelerano l’eliminazione dei residui della digestione, riducendo la pressione sulle vene degli arti inferiori e sul basso intestino.

Le teorie che collegano il consumo di fibra alla prevenzione delle malattie di cui si è fatto cenno, suggeriscono che un transito veloce lungo l’in­testino serva a eliminare le sostanze dannose dall’organismo prima che possano portare a conseguenze negative.

Altri alimenti importanti da assumere in caso di emorroidi

  • Crucifere ed ortaggi a foglia verde, contengono vitamina K che fluidifica i ristagni di sangue
  • Alimenti ricchi di principi amari come cavoli, ravanelli, rape, radicchio, cicoria e carciofi hanno un effetto disintossicante
  • Lenticchie, ceci, fagioli, soia, piselli, cereali integrali, mandorle, noci, nocciole e semi di girasole sono alimenti ricchi di ferro che possono aiutare in caso di sanguinamento cospicuo e protratto nel tempo
  • Olio di lino, di canapa e pesce azzurro, sono ricchi di acidi grassi polinsaturi tra cui omega-3, noto per la capacità di contrastare lo stato infiammatorio
  • Infine, non dimentichiamo mai l’importanza di una buona idratazione.

Avvertenza: nessuna delle informazioni riportate può essere interpretata come consiglio medico né vuole sostituirsi ad alcun tipo di terapia medica, farmacologica o psicologica. Il lettore si assume la responsabilità dell’uso delle informazioni fornite. 

Emorroidi, la visione olistica

RUBRICA “Il Tempio del BenESSERE” Febbraio – 1ªuscita

Avere un fegato e un intestino in equilibrio è il primo passo per attenuare i fastidiosi sintomi emorroidari e per assorbire correttamente nutrenti come vitamine, sali minerali, oligoelementi e non solo. 

La visione olistica paragona le emorroidi a una valvola di emergenza per lo scarico delle scorie che il fegato non riesce a «lavorare». Infatti, una delle cause dell’indebolimento dei vasi è riconducibile al «sovraccarico» della vena porta che è un grosso tronco venoso che raccoglie il sangue proveniente dalla milza e dalla porzione sottodiaframmatica del tubo digerente per veicolarlo al fegato.

I libri di fisiopatologia insegnano che le emorroidi sono dilatazioni varicose delle vene dell’ano e del retto. A seconda del grado di progressione della patologia si differenziano in:

  • emorroidi di 1° grado, quando i vasi sono debolmente dilatati, non prolassano ma possono però sanguinare;

  • emorroidi di 2° grado, quando i vasi dilatati prolassano al di là del canale anale in seguito a sforzi eccessivi (evacuazione, gravidanza, parto, ecc.), con ritorno spontaneo;

  • emorroidi di 3° grado, nei casi in cui il prolasso da sforzo non rientra spontaneamente ma è ancora riducibile manualmente;

  • emorroidi di 4°grado, il prolasso avviene indipendentemente da qualsiasi sforzo ed è ormai irriducibile manualmente.

donna emorroidi

La progressione si verifica perché i tessuti che sostengono le vene si stirano e, come risultato, le vene si dilatano, le loro pareti divengono più sottili e sanguinano. Se la tensione e la pressione continuano, le vene indebolite prolassano. Nella maggior parte dei casi la malattia emorroidaria è caratterizzata dall’alternanza tra fasi acute e periodi di latenza, in cui il soggetto convive con la problematica senza averla in realtà risolta e che in qualsiasi momento può evolvere in crisi emorroidale.

Solitamente, i sintomi ad esse associati sono: prurito, ragadi, sanguinamento e dolore durante l’evacuazione, a tal proposito utile è avere ben chiari i fattori che ci rendono più predisposti a questa problematica o che la possono aggravare. 

"L'inventario" dei fattori predisponenti e aggravanti

  • Debolezza generale delle pareti venose

  • Dieta povera di fibre e acqua 

  • Stitichezza

  • Abuso di alcuni alimenti: cioccolato, caffè, carni suine, ecc.. caricano di super lavoro l’intestino e gli organi deputati alla digestione e alla depurazione (pancreas, fegato, cistifellea), limitando perciò l’efficienza circolatoria, con il risultato che il sangue fatica a defluire e tende a “stagnare”

  • Cibi raffinati, conservanti e l’eccesso di proteine animali (carini e latticini) rendono difficile le funzioni intestinali e a lungo andare creano disbiosi, con sintomi che vanno dalla stitichezza alla colite

  • Abuso di medicinali che depauperano la flora fisiologica benefica in particolare lassativi e antibiotici,

  • L’aumento di pressione pelvica nella donna, soprattutto durante la gravidanza ma anche in alcuni momenti del ciclo mestruale, costituisce un ulteriore fattore di predisposizione

  • Intolleranze alimentari, spesso non diagnosticate e perciò trascurate

  • Sedentarietà, il mancato movimento aggrava la situazione, contribuendo a rendere difficoltoso il ritorno venoso

  • Scarsa idratazione, rende ancor più dolorosa l’espulsione delle feci

  • Eccessi alimentari e «abbuffate»

  • Sport quali equitazione, motociclismo e ciclismo, poiché alla lunga possono indebolire le strutture di sostegno del canale anale.

equitazione emorroidi

Correggere le abitudini alimentari può dare grandi risultati

In soggetti predisposti, alcuni cibi possono favorire la riacutizzazione dei sintomi e andrebbero quindi limitati, meglio se evitati. Gli alimenti sconsigliati che possono irritare le mucose sono: farine raffinate, alcolici e superalcolici, caffè, cioccolato e cacao, bibite gassate, cibi troppo salati (insaccati, formaggi …), aceto, spezie piccanti, cibi piccanti, carne rossa, fritture, frutti di mare, crostacei, melanzane, ravanelli. 

Nella prossima uscita parleremo invece degli alimenti riequilibranti.  Un’alimentazione antinfiammatoria serve a recuperare e a sfiammare vasi sanguigni e mucose. Se molto infiammate le emorroidi possono diventare molto dolorose e sanguinare causando dolore, disagio e fastidio. 

 

Avvertenza: nessuna delle informazioni riportate può essere interpretata come consiglio medico né vuole sostituirsi ad alcun tipo di terapia medica, farmacologica o psicologica. Il lettore si assume la responsabilità dell’uso delle informazioni fornite. 

Emicrania: l’interpretazione psicofisica del sintomo

RUBRICA “Il Tempio del BenESSERE” Gennaio – 3ªuscita

Nelle uscite precedenti abbiamo parlato di emicrania e dei cibi che possono favorirla o contrastarla. Esistono però anche dei fattori più personali che possono dare origine a questo problema. Vediamo insieme quali sono e con quali strumenti possiamo gestirli.

Per alcuni soggetti l’emicrania, nella sua intima essenza, è riflesso di una grande energia emotiva che non si è integrata col resto della persona.

C’è chi «aggancia» le emozioni in una gabbia di razionalità, chi non si sente legittimato a provare quell’intensità, chi fin da bambino non si è abituato a lasciar loro spazio e le vive solo “dentro”, chi teme di perdere il controllo della situazione… Il sintomo spiega bene il conflitto interiore tra le due parti della sua testa: una che vorrebbe esprimere, l’altra che riesce a reprimere. Il primo passo per risolvere il problema, unitamente ad una corretta alimentazione, è comprendere che è necessario trovare un modo nuovo per esprimere le forti emozioni e per lasciarle defluire non solo all’esterno, ma anche dentro di sé.

Strumenti e strategie percorribili: riduci la tensione e lascia andare

Esprimi le emozioni forti

Lasciare che le emozioni emergano e si esprimano è una strada da sperimentare. Via libera al disegno libero, sì al ballo, alla corsa, sì alla commozione e alle lacrime. Concedersi ogni tanto anche qualche sfogo consapevole in pubblico (sempre nel rispetto di chi si ha di fronte) o di esprimere verbalmente la nostra contrarietà a qualcosa che ci viene imposto in fondo non è così catastrofico. Sono forme espressive che riducono la tensione interna e che possono diventare vantaggiose limitando le crisi dolorose.

Uno strumento semplice:

Annotare le emozioni «forti» è un valido aiuto per riconoscere il sentimento provato e favorire una loro migliore integrazione nel cervello e nell’organismo, riducendo la probabilità che si sfoghino nel sintomo.

Cerca di non abbandonarti totalmente ai farmaci

Combattere il sintomo “frontalmente”, cercando solo soluzioni farmacologiche e ignorando l’aspetto psicologico e lo stile di vita potrebbe innescare un circolo vizioso a sfavore del benessere. Migliorare almeno un po’ la situazione è una opzione percorribile.

donna-sport

Sfoga l’energia fisica, non è mai troppo tardi per iniziare

Un modo molto efficace per sottrarre energia all’emicrania da forti emozioni è fare un’attività fisica divertente e soddisfacente per chi la pratica così da sfogare gli inevitabili accumuli del quotidiano. Aiuta quindi fare attività fisica, purché sia qualcosa che appassiona molto. Per beneficiare degli effetti, la costanza è un requisito essenziale.

Avvertenza: nessuna delle informazioni riportate può essere interpretata come consiglio medico né vuole sostituirsi ad alcun tipo di terapia medica, farmacologica o psicologica. Il lettore si assume la responsabilità dell’uso delle informazioni fornite.

Emicrania: gli alimenti riequilibranti

RUBRICA “Il Tempio del BenESSERE” Gennaio – 2ªuscita

Nella precedente uscita abbiamo visto quali sono i cibi che possono innescare l’emicrania, ora vediamo invece quali sono gli alimenti che possono aiutarci a contrastare questo problema.

Calmiamo i neuroni con i funghi champignon

Sono così chiamati comunemente, anche se sarebbe più corretto, chiamarli «prataioli». Sono alimenti da prediligere perché contengono buone quantità di vitamine del gruppo B, che aiutano a regolarizzare l’attività delle cellule nervose, e anche minerali come potassio, zinco, magnesio, fosforo. Si possono assumere sia crudi che cotti. È preferibile mangiarli crudi, perché le vitamine preziose tendono a degradarsi in cottura. Possono pertanto essere affettati sottilmente e aggiunti in insalata.

La quantità ideale: una porzione 3/4 volte a settimana in insalata. 

La ricetta: verdura a piacere, avocado tagliato a cubetti, funghi champignon, tonno

funghi champignon

La testa e lo stomaco ringraziano i fiocchi d'avena

La pesantezza di stomaco è una delle «porte» che conducono all’emicrania. L’emicrania, infatti, dipende anche da problemi digestivi e a sua volta può provocarne, scatenando nausea e persino attacchi di vomito. L’avena in fiocchi è un alimento leggero, che sazia, nutre energizza ma non appesantisce la digestione. L’avena è un’ottima fonte di vitamine del gruppo B, importanti per la prevenzione diretta del mal di testa. Le vitamine del gruppo B, infatti, regolarizzano gli impulsi nervosi.I fiocchi d’avena sono l’alimento l’ideale per la colazione di chi è soggetto all’emicrania.

La quantità ideale: anche tutti i giorni, qualche cucchiaio abbondante nello yogurt oppure in una bevanda vegetale

Semi e legumi: una manciata di sollievo grazie alla ricchezza di minerali

Considerato che una delle cause dell’emicrania è la manifestazione di una carenza alimentare spesso legata al ferro e al magnesio, si consiglia di farne il pieno con semi di girasole, poiché ricchi di magnesio e con pistacchi, semi di zucca, lenticchie, fagioli poiché ricchi di ferro. Il magnesio porta a un rilassamento muscolare e neuronale che protegge dagli attacchi di emicrania causati dallo stato di  tensione fisica quanto da quella psicologica. Il ferro trasporta l’ossigeno al cervello, la cui carenza può causare stanchezza e dolori alla testa. Le più comuni cause della mancanza di ferro sono legate a una alimentazione povera e scorretta, oltre a fattori ereditari o legati ad alcune condizioni, come la gravidanza o le mestruazioni.

L’impiego in cucina: i semi di zucca e girasole possono essere assunti quotidianamente in aggiunta alle verdure. I legumi possono essere assunti sotto forma di zuppe oppure anch’essi in abbinamento alla verdura e ai cereali

semi

Allevia il mal di testa con il decotto allo ZENZERO

Lo zenzero ha proprietà riscaldanti e quindi dilatanti che combinate con le proprietà antinfiammatorie ed antidolorifiche lo rendono in grado di alleviare il mal di testa ed in particolare l’emicrania. In caso di emicrania, il consiglio è quindi di bere un decotto allo zenzero per alleviare il dolore. La maggior parte delle persone non sa che per ottenere i maggiori benefici antidolorifici dello zenzero bisogna prepararlo come decotto altrimenti non gode di tutti i benefici che questa radice può offrire.

La ricetta: per preparare il decotto di zenzero per una persona, occorre un pezzo di radice di circa 4-5 cm (meglio se biologico) e un litro di acqua. Lavatelo e tagliatelo a pezzettini sottili (o grattuggiatelo), mettere il tutto in una pentola con un litro d’acqua e fatelo bollire a fuoco basso per 30 minuti. Una volta spento, lasciatelo in infusione per 5 minuti, filtratelo e bevetelo nell’arco della giornata. 

Avvertenza: nessuna delle informazioni riportate può essere interpretata come consiglio medico né vuole sostituirsi ad alcun tipo di terapia medica, farmacologica o psicologica. Il lettore si assume la responsabilità dell’uso delle informazioni fornite.

Cosa scatena l’emicrania?

RUBRICA “Il Tempio del BenESSERE” Gennaio – 1ªuscita

I diversi tipi di mal di testa: emicrania e cefalee

L’emicrania è una delle forme croniche di mal di testa più diffuse nella popolazione. Metà della testa che diventa pulsante, il dolore che aumenta se ti muovi, nausea o addirittura vomito e magari il bisogno di isolarti in un luogo tranquillo perché non sopporti la luce e i rumori: se soffri di emicrania è un copione che conosci bene. Quello che forse non sai è che alcuni cibi possono innescare la crisi: rispetto ad altre cefalee (come cefalea da sinusite, cefalea a grappolo, cefalea tensiva) l’emicrania può essere scatenata da determinati alimenti così come, seguendo un regime alimentare equilibrato, è possibile diminuire in maniera significativa tanto la frequenza quanto la durata.

CEFALEA DA SINUSITE: il dolore di norma dietro la fronte e/o gli zigomi

CEFALEA A GRAPPOLO: il dolore è dentro e intorno ad un occhio

CEFALEA TENSIVA: contrazione localizzata dei muscoli del collo che può diramarsi e manifestarsi anche frontalmente

EMICRANIA: dolore, nausea, variazioni visive

malditesta

Gli alimenti che scatenano l'emicrania

«Sono quelli che contengono istamina o che ne favoriscono la produzione da parte dell’organismo», spiega Antonio Maria Pasciuto, presidente dell’Associazione italiana di medicina ambiente e salute. «La maggioranza delle persone metabolizza questo mediatore chimico al meglio ma una certa percentuale lo fa poco o per nulla, per colpa di un’insufficiente produzione di diaminossidasi (DAO)», l’enzima che ha il compito di “neutralizzare” l’istamina e che studi scientifici hanno dimostrato essere carente nel maggior numero delle persone che soffrono di emicrania.

Se l’istamina si accumula nell’organismo, dà il via a una serie di fenomeni a carico dei vasi sanguigni che irrorano il cervello, scatenando il mal di testa. Proprio per questo, favorire la detossificazione e evitare i cibi a rischio può diventare la mossa vincente per mettere alle corde l’emicrania.

Ecco quali sono i cibi nemici dell’emicrania:

  • Salumi e insaccati: salsicce, würstel, prosciutto cotto e crudo, mortadella, bresaola possono favorire l’insorgere di emicrania «Se rimangono troppo a lungo in frigorifero o li conservi male, diventano ancora più a rischio perché durante la loro degradazione si forma ulteriore istamina», sottolinea il dottor Pasciuto.

  • Pesce in salamoia o in scatola: come tonno, sgombro, acciughe, sardine, aringhe e frutti di mare

  • Formaggi: soprattutto stagionati sia a pasta dura che molle e quelli fusi

  • Alcuni ortaggi: spinaci, melanzane, pomodori, patate e cavoli sono un concentrato di instamina

  • Alcuni frutti: banane, kiwi, agrumi, ananas e fragole contengono sostanze come la tiramina e la serotonina, che alterano il metabolismo del mediatore incriminato, oppure inducono l’organismo a produrre più istamina

  • Bevande fermentate: come il vino e la birra

  • Altri alimenti: arachidi, lievito di birra, cioccolato, alimenti in scatola, dadi per brodo, cola, estratto di lievito, alimenti che contengono solfiti.

Attenzione al glutine

È consigliato porre attenzione anche agli alimenti fonte di GLUTINE: frumento, farro, orzo, kamut, avena, segale e tutti gli alimenti derivati e preparati con le relative farine (pasta, pane, crackers, biscotti, ecc…).

Leggete attentamente le etichette dei cibi confezionati poiché tali farine ed il glutine sono utilizzati come addensanti per la preparazione di molti alimenti pronti (salse, budini, salumi, hamburger, besciamella, alimenti in scatola, bevande come cioccolata, birra, ecc…).

 Il consiglio è di preferire cereali e pseudo cereali alternativi, preferibilmente integrali e senza glutine (quali miglio, quinoa, amaranto, grano saraceno, teff, ecc.) e alimenti preparati con le farine provenienti da questi, avendo cura di variare frequentemente la tipologia. Ricordiamo che le tossine, in qualità di sostanze irritanti, possono aggravare la crisi di emicrania, pertanto ideale è evitare gli alimenti che inquinano (intossicano) l’organismo. Il disturbo infatti, può dipendere da un sovraccarico del fegato.

Nella prossima uscita vedremo quali sono, al contrario, le tipologie di alimenti che possono aiutarci a contrastare questo problema. 

Avvertenza: nessuna delle informazioni riportate può essere interpretata come consiglio medico né vuole sostituirsi ad alcun tipo di terapia medica, farmacologica o psicologica. Il lettore si assume la responsabilità dell’uso delle informazioni fornite.

Come riconoscere il fegato “stanco”

RUBRICA “Il Tempio del BenESSERE” Dicembre – 3ª uscita 

Il fegato è la ghiandola più grande del nostro corpo e ha un ruolo molto importante per il nostro metabolismo, svolge numerose funzioni utili alla digestione degli alimenti, alla difesa dell’organismo e all’eliminazione delle sostanze tossiche.

Un fegato pigro o intossicato influenza la salute dell’intero organismo, rallentando le funzioni principali come quelle intestinali, influendo negativamente sull’umore, sul peso e sulla salute della pelle e debilitando il sistema immunitario.

Attraverso un semplice test di autovaluzione possiamo indagare la salute del nostro fegato. Ecco come funziona:

Leggi i sintomi qui sotto e tieni a mente quanti di questi si manifestano da più di un mese con cadenza ripetuta, una, due o più volte a settimana.

  • pruriti persistenti

  • colorito del viso spento e giallastro

  • urine scure e feci chiare

  • alito cattivo

  • stanchezza cronica

  • sonno disturbato e non ristoratore

  • eczemi cutanei persistenti

Riconoscersi in uno o più sintomi potrebbe essere indice di un fegato stanco e affaticato.

Dopo un consulto con il proprio medico curante per escludere la presenza di patologie specifiche, potete iniziare un percorso che aiuti il vostro fegato a ritrovare l’equilibrio attraverso una corretta alimentazione e un’idratazione adeguata.

Alimenti Detox

È risaputo che alimenti raffinati, oli, grassi, zuccheri, fritti, caffè e alcolici sovraccaricano la ghiandola epatica. Ci sono altri alimenti invece che sono in grado di sostenere il fegato nella sua attività di filtro: integrarli nella nostra alimentazione può essere un grande aiuto per la nostra salute in generale. Eccone alcuni: carota, radicchio, broccoli, zenzero, arance, mele, aglio, asparagi, carciofi, cavolfiori, curcuma e rucola.

carciofi
Quando è consigliato aumentare il consumo di alimenti detox?
  • nei cambi di stagione

  • dopo un periodo di eccessi alimentari o di farmaci

  • in presenza di sintomi cronici persistenti: alito pesante, patina sulla lingua, spossatezza, malesseri muscolari, pruriti, inestetismi cutanei

  • risvegli cronici tra l’una e le tre di notte

Lo sai che…

Durante la notte dopo un breve periodo di riposo, il fegato riprende la sua attività tra l’una e le tre di notte per preparare il corpo al risveglio mattutino.

Se tendi a svegliarti nel cuore della notte tra l’1 e le 3 potrebbe significare che l’attività del fegato è talmente intensa da disturbare e interrompere il sonno. 
È probabile tu stia attraversando un periodo di stress o che tu abbia ceduto ad alcuni eccessi alimentari.

risveglio-notturno

Mantenere il nostro fegato in salute quindi, può portare benefici anche al nostro riposo notturno e non solo. Altri beneficiari indiretti sono l’intestino, i reni e la pelle. 

Scarica questa uscita del Tempio del BenESSERE con un approfondimento speciale sull’approccio olistico e i nostri suggerimenti per una dieta detox.

Le sostanze che favoriscono la disintossicazione

RUBRICA “Il Tempio del BenESSERE” – 5ª uscita

Prebiotici, probiotici, vitamine e antiossidanti, sono le sostanze che hanno una maggior azione nel favorire le rimozione delle scorie e nell’alleviare i sintomi generati da un sovraccarico di tossine. 

Scopriamo insieme in quali alimenti possiamo trovarli. 

Prebiotici e Probiotici

Migliorano la composizione della flora batterica intestinale regolarizzando il transito intestinale e diminuendo il tempo di permanenza delle scorie nell’intestino.

Gli alimenti prebiotici e probiotici migliorano l’efficacia della mucosa intestinale, un potente filtro che se funziona bene, risulta permeabile ai nutrienti e frena il passaggio delle tossine.

Alimenti probiotici: kefir (d’acqua, di latte), crauti (verdure fermentate in generale), tempeh, yogurt

Alimenti fonte di fibre prebiotiche: cereali integrali, carciofi, cicoria, aglio 

Vitamine

Sono numerose e hanno tantissime funzioni: in genere servono a sostenere i processi metabolici che avvengono nel corpo, compreso la rimozione delle scorie. Alcune hanno anche azione antiossidante disintossicante come la vitamina C.

Alimenti fonte di vitamina C: agrumi, kiwi, prezzemolo, fragole, broccoli, rucola

arance kiwi

Antiossidanti

Tutti gli antiossidanti hanno in comune la medesima azione: neutralizzare i radicali liberi e le tossine che possono alterare il metabolismo delle cellule.

Le sostanze antiossidanti per eccellenza che sostengono il fegato sono: glutatione, selenio e clorofilla

Alimenti fonte di glutatione: asparagi, patate, carote, cipolle, spinaci, pomodori, aglio, pompelmi, mele, banane e meloni

Alimenti fonte di selenio: pesce fresco di piccola taglia (come sgombro, sardine, acciughe) noci del Brasile e  riso integrale

Alimenti fonte di clorofilla: broccoli, spinaci, verza, prezzemolo, rucola, cicoria, cime di rapa e lattuga

Iniziare un pasto con vegetali a foglia verde apporta preziosi enzimi digestivi, vitamine, minerali, fibre ma anche clorofillla. 

spinaci
Lo sai che…

La clorofilla è un pigmento responsabile del colore verde dei vegetali dalle numerose proprietà:

  • Attiva il metabolismo cellulare
  • Rinforza le difese immunitarie
  • È antiossidante (cattura i radicali liberi)
  • Limita l’assimilazione di sostanze nocive
  • Aiuta a depurare il fegato smaltendo le tossine e migliora il drenaggio dei liquidi

Incrementare l’apporto di clorofilla è possibile aumentando il consumo dei vegetali di colore verde.

Le buone abitudini per favorire l’eliminazione delle scorie

RUBRICA “Il Tempio del BenESSERE” Dicembre –1ª uscita

Prima di addentrarsi nella conoscenza approfondita degli alimenti dalle spiccate proprietà riequilibranti è importante aver chiaro come dovrebbe essere organizzata la distribuzione dei pasti nell’arco della giornata.

Al risveglio, per avviare i processi enzimatici che sono alla base delle reazioni biochimiche dell’organismo, si consiglia di bere succo di un limone in un bicchiere d’acqua tiepida, questa semplice azione ripetuta nel tempo favorisce la rimozione delle scorie. Funziona come una sorta di “doccia” interna. Il limone infatti favorisce la «pulizia» delle tossine, in particolare quelle che si accumulano nell’apparato digerente, ma non solo, e stimola inoltre il buon funzionamento degli “organi emuntori” (fegato in particolare).

Si tratta di una tecnica di depurazione molto semplice da seguire, basta solo un po’ di costanza e 5 minuti di tempo. I benefici progrediranno se al succo di limone saranno unite sane abitudini, quali:

• Il rispetto della distribuzione dei pasti nell’arco della giornata
• Un adeguato apporto idrico giornaliero
• Il sano movimento quotidiano
• L’integrazione di alimenti volti alla disintossicazione del corpo

I fastidiosi malesseri legati all’eccesso di tossine gradualmente si dissolveranno e abbandoneranno il corpo, facendo posto al benessere.

La corretta distribuzione dei pasti nelle 24 ore

Colazione da re, pranzo frugale, cena leggera e acqua tutto il giorno
colazione-salute
Colazione

È il pasto più importante della giornata. L’organismo riceve i primi alimenti le cui sostanze contenute (vitamine, minerali, glucidi, lipidi….) daranno il via ad una serie di messaggi biochimici che coinvolgono tutti gli organi deputati alla digestione. I primi alimenti della giornata vanno quindi scelti con cura e consapevolezza.
Alla luce di ciò, saltare la colazione potrebbe indebolire i processi metabolici, mangiare alimenti «scadenti» favorirebbe l’accumulo di scorie, diversamente, consumare una sana colazione apporterebbe vantaggi per l’intero organismo.

Cosa mangiare quindi?

  • frutta, succo o estratto di verdura e frutta (70% verdura, 30% frutta);

  • carboidrati di qualità, ossia, cereali integrali (fiocchi avena integrali, grano saraceno, riso);

  • mandorle, anacardi, nocciole, noci;

  • yogurt o kefir, «yogurt» vegetale di soia, mandorla, cocco;

  • té, infusi (zenzero e limone) o bevanda vegetale.

Spuntino

A metà mattina per riequilibrare i livelli di glucosio ( la cui variazione potrebbe esprimersi con mancanza di lucidità, concentrazione o irritabilità) preferire frutta di stagione, accompagnata da noci, mandorle, nocciole o anacardi.

Pranzo

I cereali sono da preferire nella versione integrale o semintegrale. Via libera al consumo di verdure, preferibilmente di stagione. L’olio extravergine di oliva è il condimento ideale: contiene acido oleico che stimola la cistifellea e velocizza il processo digestivo.

Spuntino

I semi oleaginosi come noci, nocciole, mandorle e anacardi aiutano ad arrivare a cena con la giusta fame.

Cena

Questo dovrebbe essere il pasto più leggero della giornata. Renderlo il pasto principale va contro i naturali ritmi biologici e genera danni di cui la maggior parte delle persone non è consapevole. È luogo comune prestare maggiore attenzione a cosa si mangia piuttosto che all’orario in cui ci si mette a tavola, eppure, le secrezioni ormonali che attivano il metabolismo hanno una punta massima verso l’orario di pranzo e poi scendono; tutto quello che si assume dopo le ore 17 tende a «ingrassare» molto di più di quello che si mangia nelle ore a precedere. Si evince che il pasto serale dovrebbe saziare ma non appesantire.
Non è una missione impossibile. Buona norma è iniziare la cena con un pinzimonio di verdure crude, un vero e proprio concentrato di vitamine e enzimi che favoriscono la «pulizia» dell’organismo. 

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